Il distacco divenne graduale. Il Soggetto AX417 si aggrappò a qualcosa che aveva sempre sentito e ora fluttuava libero nella stanza, come la nebbia mattutina fuori del Reparto di Sperimentazione. D’improvviso avvertì la mancanza della persona, la figura umana nelle sue proporzioni e fattezze che aveva sempre vissuto in lui. Però il suo vago odore lo raggiunse e lo invase completamente, entrandogli dentro fin nel profondo.

Allora AX417 si perse d’animo. Di colpo tutt’intorno si fece buio. Osservava la propria figura che vedeva staccata, in basso, come in un sogno. E rimase lì, avvilito, a guardare quel corpo che adesso gli appariva ancora più giovane, quel corpo dove aveva vissuto per così pochi anni, che non gli piaceva ma che non gli sembrava neppure così brutto; quel corpo che ormai non gli apparteneva più. Intanto che si aggirava sospeso nella stanza, fluttuando in aria, quel mattino AX417 si chiese se l’evento a cui stava partecipando appartenesse proprio a lui, se era veramente giunto a termine del suo compito o fosse soltanto il sussulto inspiegabile di un sogno che poteva svanire da un momento all’altro.

– Ferma, torna indietro! – gridò nel vuoto con pittogrammi telepatici, in uno stato di crescente inquietudine.

In fondo alla corsia del R.S.O. (il Reparto Sviluppo Organi), l’assistente paramedico di turno diede quindi un colpetto sulla tastiera che aveva davanti. Tutto a un tratto il Soggetto AX417 rivide nel monitor davanti a sé, come in un film, il replay di quegli attimi di vita di laboratorio che lo avevano sospinto fin lì, verso la morte, con quel ritmo convulso che era rabbia e dolore al tempo stesso.

Non gli importava molto morire, in definitiva. Prima o poi sarebbe successo. AX417 sapeva perfettamente di essere stato allevato per questo scopo, in tutti questi fottutissimi diciassette anni, in quel cazzo di R.S.O. Però sentiva che questa cosa, cioè l’essere trapiantato in altri corpi cui aveva tante volte pensato come a una liberazione, adesso la desiderava più con smarrimento che con quell’aspettativa per la quale era stato motivato sin dalla nascita, già da quella provetta nella quale era stato concepito con la sigla AX417.

Quel mattino, però, non era affatto curioso e non sentiva quella lieve ebbrezza che lo aveva accompagnato lungo tutte le tappe del P.S.O. (il Progetto Sviluppo Organi): sentiva solo paura. E la paura crebbe piano piano nel vedersi li, come il protagonista sfolgorante di un film, sospeso tra finzione e realtà, che lui non avrebbe mai voluto interpretare.

Allora il suo pensiero corse al Soggetto BE217, e improvvisamente lo colpì il silenzio del Reparto 17, l’enorme locale buio del R.S.O. Sentì il freddo dell’aria condizionata al massimo dividergli la schiena in due, sentì le gambe venir meno, sentì una fitta prolungata al petto. Strabuzzò gli occhi e si accasciò al suolo.

* * *

Era mattina presto quando AX417 si alzò per andare in bagno, quel mercoledì 17 luglio di due anni prima. E lì, in quel bagno, non poteva certo immaginare che la sorte gli stava preparando un piattino speciale, di quelli che di colpo possono farti aprire gli occhi o farti star peggio.

Gli accadeva talvolta di sorprendersi a piangere, senza un motivo apparente, solo per il gusto di farlo. Per un certo verso si rallegrava di questi suoi comportamenti, quasi si crogiolava in essi, anche se provava un po’ di vergogna e non riusciva a capirne le precise ragioni.

Quel mattino, che sembrava un giorno cominciato alla solita maniera, prima della seduta di Igiene Mentale – mentre stava appunto piangendo, senza motivo, nascosto nel bagno del Reparto 17 – vide la porta aprirsi ed entrare un Soggetto Adolescenziale, pressappoco della sua stessa età. Era il Prototipo BE247, un bel Soggetto Biondo, di quelli della specie migliore, di quelli allevati e fatti crescere per trapianti speciali, insomma per i grandi capi della Multinazionale: viso freddo, occhi verdi.

BE247 scrutò AX417 con una leggera espressione di scherno, la testa da un lato, le mani in tasca, l’aria da teppistello pieno di grazia. Poi si avvicinò ai bagni per pisciare: impassibile, faccia immobile, respiro corto, labbra secche. AX417 lo fissava con gli occhi persi nel vuoto e lo sguardo privo di connotazione emotiva, come voleva il Protocollo del P.O.A. (il Processo di Obbedienza Automatica).

E’ difficile dire con precisione che cosa scattò in AX417 di lì a poco. Né sarebbe esatto dire che, nel vedere BE247, lui avvertì un colpo violento. Anzi, in un primo momento AX417 si sentì seccato: distolse subito lo sguardo e lo rivolse altrove. Per un po’ lo lasciò anche vagare per i bagni, ma quando si convinse che era proprio quel P.S.A. (Prototipo di Soggetto Adolescenziale) di prima generazione ad attirare la sua attenzione (in un certo senso a turbarlo, sebbene non conoscesse ancora gli effetti di quella alterazione sul suo status quo), si voltò verso di lui con interesse.

Chissenefrega del P.O.A., si sorprese a pensare in quell’attimo. Quella cosa l’aveva proprio pensata! Lui, così obbediente nel seguire le procedure del Protocollo – quello stesso Processo di Obbedienza Automatica che non permetteva ai diversi soggetti di familiarizzare, né tanto meno di lasciarsi condizionare a livello emotivo, per non intaccare il T.S.P. (Training di Sviluppo del Progetto).

Però, quel mattino, AX417 si accorse subito che in quel Prototipo di Soggetto Adolescenziale vi era qualcosa di diverso, qualcosa che fino a quel momento lui non aveva mai incontrato in nessun altro Soggetto. Sapeva per sentito dire – le voci circolavano velocemente nel Reparto – che quel Soggetto, che veniva da lontano, era veramente speciale, che era stato educato per essere un Prototipo per Trapianto d’Organi dell’ultima generazione, di quelli sui quali il Sistema aveva puntato tutte le proprie risorse migliori in fatto di ricerca e sviluppo futuri. Lo scorse attentamente. All’improvviso lo vide bene in faccia e poi nel fisico. BE247 era proprio un Tipo Speciale di Prototipo: muscoloso, atletico, la pelle bianca di una purezza unica, come alabastro, e poi… sembrava sprigionare una corrente di intensa energia, milioni di neuroni liberati contemporaneamente da ogni cellula del suo Organismo Vivente.

Non sono ancora pronto a morire come un topo della giungla, AX417 si sorprese a pensare. Per la seconda volta in quel particolare mattino. Il mattino di quel mercoledì 17 luglio di due anni prima, che stava ormai condizionando il suo intero Processo Vitale, connettendogli lentamente l’ipotalamo, il Centro dell’Energia Psichica e della Libido. Infatti quel Tipo Speciale di Prototipo, con il suo sguardo telepatico che lo perforava come un D.N.I. (Danno Neurale Irreversibile: un eccesso di liberazione, direbbe il Coordinatore Distrettuale della Multinazionale, un peso per il Sistema), gli stava mutando l’intero ciclo di tensione, scarica e riposo innestato sin dalla nascita nel suo Processo Vitale Controllato. L’organismo non ha nessuna funzione nel Soggetto appartenente al P.S.O. (Progetto Sviluppo Organi). La noia, ad esempio, che sempre indica una tensione non scaricata, non turba mai i Soggetti in via di sperimentazione come AX417: sono capaci di trascorrere otto ore di seguito con lo sguardo fisso su una parete, ogni cosa è per loro priva di connotazione emotiva e quindi interesse. Vengono spinti all’azione solo quando il Processo Vitale Controllato lo decide.

In quell’istante, però, AX417 si sentì improvvisamente sopraffatto dall’emozione, si sentì cogliere da un incondizionato senso di stupore, di una violenza mai avvertita prima. Seppure in un modo ancora acerbo e imperfetto, quasi del tutto inconsapevole, lui sentì che BE247 gli stava trasmettendo qualcosa, un qualcosa di sconosciuto che comunque lo stava attirando a sé in modo ossessivo.

– Be’, sai qual è la cosa curiosa di tutta questa faccenda? – gli disse BE247, in tono severo.

– Quale faccenda…? – gli rispose piano.

AX417 sapeva perfettamente che quel Prototipo di Soggetto Adolescenziale conosceva molte cose, che doveva aver vissuto esperienze che lui neppure immaginava. Forse era anche per quello che lo sentiva entrargli dentro con prepotenza. E in un modo nuovo, mai provato prima. Ma sentì anche che poteva instaurare con l’altro un rapporto di complicità che lo avrebbe migliorato, e forse anche salvato dalla paranoia da R.S.O.

– Sei mai stato nel Reparto Devianti Minori? Sai…, sai dove tengono quelli che loro chiamano i criminali, quelli che si sono ribellati al Sistema. Be’ uno di questi, mi ha suggerito una trovata ingegnosa per fottere quelli là. Uno in gamba, che per sfuggire al controllo di quei guastafeste si fingeva fatto di Identità Inconscia, e poi la recuperava grazie ai farmaci e all’ipnosi cui veniva sottoposto. Si può cioè rafforzare e assecondare il rifiuto, capisci?, e così non si è vulnerabili all’umiliazione sessuale cui siamo sottoposti come Prototipo di Soggetto Adolescenziale: vaffanculo a nudità, stimolazione per mezzo di afrodisiaci, costante supervisione per imbarazzare il Soggetto e impedire il sollievo della masturbazione. Vaffanculo a farmaci, ipnosi e tutto il resto… Mi capisci?

AX417 lo fissava con occhi sbarrati, in silenzio. BE247 sorrise, ma dovette accorgersi che il Prototipo che gli stava di fronte non era del suo livello, che anche l’espressione del suo viso era mutata, sembrava spaventato. Siccome voleva farselo amico, si impose di andarci piano. E disse:

– C’è che a dirla tutta, mi sto divertendo come un matto. Loro non sanno che io li ho in pugno, non sanno che sono stufo marcio di tutto il Progetto. Ma tu non devi più aver paura, adesso ci sono io a proteggerti.

BE247 lo disse con una voce sincera, tranquillizzante. Quindi andò a mettersi lì, accanto all’altro. Gli guardò gli occhi. AX417 non gli restituì nessuno sguardo e si ritirò in un angolo, intrecciando le mani dietro la schiena. Rimasero lì, in silenzio, a guardarsi da così vicino per qualche minuto. Poi AX417 capì di colpo che si poteva fidare davvero di quel Tipo Speciale che adesso gli era troppo vicino per poter scappare, accovacciato insieme con lui, sul pavimento d’acciaio di quel cesso di posto. Intanto una sensazione di calore lo avvolse per tutto il corpo, un calore strano che sentiva provenire dall’altro. Un calore intenso ma diverso da quello delle lampade all’ultravioletto cui era abituato, pensò. Era un calore provocato da una intensa partecipazione emotiva, da parole non dette ma percepite, da sguardi rubati, da carezze sfiorate. Quel calore che a lui era sempre mancato ma della cui esistenza era certo da sempre, perché era una sensazione che si presentava di continuo nei suoi sogni di Prototipo di Soggetto Adolescenziale.

Allora quel che AX427 fece fu lasciarsi andare alle tenerezze dell’altro, godere completamente di quei momenti di gioia tanto inaspettati e straordinari da sembrare irreali. Finalmente, per la prima e l’unica volta nella sua breve vita di Cavia da R.S.O., si sentì appagato. E chiuse gli occhi.

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