Riuscite ad immaginare due amici per la pelle? Bene, questi due ragazzini sono molto di più.

L’idea di amicizia, come tutte le idee del resto, ha una sua storia, raccontata da una serie di pensieri e di visioni che fanno parte della nostra vita.

La storia di questi due amici, appena quindicenni, ha qualcosa di straordinario ed è fuori dagli schemi di vita soliti degli adolescenti. Inizia molto tempo prima, quando alle elementari si scoprono inconsciamente a contemplare la grandezza e la bellezza del reale. In tutte le sue manifestazioni quotidiane.

Proprio come con gli esercizi di ginnastica per rafforzare i propri corpi, essi iniziano in un modo non acquisito a svolgere semplici esercizi spirituali per dare tonicità e forza alla loro interiorità. Per prepararsi ad affrontare insieme le inevitabili difficoltà della vita.

L’attenzione delle antiche scuole buddiste sembra essere innata in loro, e si traduce in un modo inconsapevole nel tracciare il sentiero che porta a liberare la propria coscienza dagli inutili fardelli della vita materiale. Protesi verso la conoscenza di sé e alla realizzazione delle proprie potenzialità.

Un giorno di estate, questi due amici predestinati decidono di iscriversi al corso buddista La riflessione sul dolore che si tiene a Roma. Una occasione speciale per riflettere sulla grandezza e sulla complessità del messaggio buddista, si diranno. Sui misteri che eccedono l’uomo e le sue facoltà, il riflettere sulla fragilità della condizione umana, per aiutare a dar valore a ciò che nella vita ha veramente valore.

Quando il treno esce dalla stazione di Firenze i due ragazzini sono in viaggio da alcune ore.

Dani si è appisolato da poco, accovacciato sul sedile di questo scompartimento di seconda classe, tutto per loro. Paco è sdraiato sul sedile di fronte, con la camicia sbottonata, le gambe leggermente sospese e i piedi nudi puntati contro il bordo del finestrino. Ha divorato un paio di capitoli del libro, comprato qualche giorno prima, Buddha. La via per la salvezza. E adesso è lì a rifletterci sopra. All’improvviso alza lo sguardo. Vede che Dani si tocca nel sonno con la mano infilata nei jeans. E’ la prima volta che glielo vede fare.

Paco non sembra particolarmente a disagio: ha piuttosto un’attenzione fluida, direi vicina al compiacersi di guardarlo. Difatti più continua ad osservarlo, e più quella sensazione va oltre il consenso iniziale. Si trasforma in un desiderio fisico, evidente quanto straordinario, sempre più tangibile dentro ai boxer.

Allora Paco si mette sul sedile con le gambe incrociate ed il busto eretto. Inizia ad inspirare ed espirare brevemente, e poi sempre più a lungo. Attraverso la percezione del corpo pervaso dal respiro, Paco libera la mente. Ma non riesce a sviluppare la percezione di come mai, in tutti questi anni di frequentazione profonda e di intimità spirituale, non abbia raggiunto in nessun momento la pur minima consapevolezza d’immaginare di poter essere attratto fisicamente dall’amico.

E non riesce a darsi una spiegazione che sia credibile. Anche se ora, su questo treno in corsa attraverso la campagna toscana, la consapevolezza nel respiro conduce Paco ad una comprensione di sé e dell’altro vicina a qualcosa di simile all’innamoramento. Si rende conto di molte cose, di come avrebbe voluto desiderare molto tempo prima quel corpo che adesso non si stanca mai di contemplare nella mente, d’ispezionarlo dovunque perché, lui ne è certo, è perfetto – dalla pianta dei piedi andando in alto, e dai capelli in giù, sino a entrarci dentro rivolgendo la sua attenzione al corpo ravvolto nella pelle. E come inspiegabilmente sia invece riuscito solo a impedire che ciò accadesse.

A un certo punto Paco si alza e si avvicina alla porta dello scompartimento. Si guarda intorno. Chiude con calma la porta, tira le tendine, e si siede accanto all’amico. Lo chiama per nome: Dani non risponde. Lo scuote appena: l’amico sembra dormire un sonno profondo. E intanto non riesce a staccare lo sguardo da quella mano, anche ora infilata nei jeans.
A questo punto Paco prende coraggio, fa un lungo respiro, e si allunga lentamente sul sedile verso l’amico.

Di colpo ha una fitta improvvisa al petto: abbastanza forte da farlo indietreggiare un attimo. Sa che quello che sta per succedere, può cambiargli la vita o rovinarlo per sempre. Paco non ci pensa oltre: con una scarica impressionante d’adrenalina, apre lentamente la patta dei jeans dell’amico. Nel farlo sfiora appena la mano di Dani, e ha un brivido improvviso.

In quella posizione, con Dani immobile, Paco non sente particolarmente la forza vitale dell’amico, anche se sa che c’è. Sa che c’è in lui da qualche parte, quell’attrazione irrefrenabile che lo sta travolgendo. E qui adesso, c’è la prova. La stessa prova che, guidato da un istinto animale, trova con la mano. Fa scorrere le dita più in basso. E’ come scendere dolcemente degli scalini, fermandosi su ognuno per memorizzare l’ultima sensazione provata. Gli sembra che il vento caldo del deserto lo stia attraversando, espandendo il suo volume ma non il suo peso. Allora Paco si butta a capofitto.

E’ davvero questa la consapevolezza che sto cercando?, si domanderà. Bè, per il momento è esattamente dove Paco vuole essere. Gli piace pensare che questa è la liberazione che aspettava da tempo. Una specie di devozione. Anche se questa non è proprio la consapevolezza di cui ha letto sui libri di dottrina buddista.

* * *

Alle ore dieci e venticinque di due giorni dopo una tremenda esplosione squarcerà la sala d’aspetto della seconda classe della stazione Termini. L’enorme stanza sarà investita da una valanga di macerie e detriti che in pochi istanti soffocherà alcuni uomini e donne, una coppia sposata con il loro bambino e due ragazzini di appena quindici anni.

Più tardi un giovane vigile del fuoco ritroverà un libro, tra i detriti, Buddha. La via per la salvezza. Ancora aperto alla pagina del frontespizio, il libro porterà una dedica scritta a mano con il tratto di un pennarello viola:

Io venni dallo splendore e torno allo splendore. Per questo ti appartengo in questa vita, e oltre. Niente può allontanarci: né tu né io possiamo cambiare il corso del destino. Paco

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