“Ti andrebbe di fare sesso con me?” gli dissi, a bruciapelo.

Lui abbassò lo sguardo, e arrossì. Io rimasi a guardarlo, immobile e in silenzio. Forse ho sorriso appena. Si vedeva che non era il tipo a cui piacciono gli uomini, però pensavo di non riuscire a dirla quella cosa, e di averla solo pensata, e invece quella frase mi era davvero uscita.

“Mi dispiace, ma a me piacciono le donne” rispose.

Mi accorsi che lui non ci aveva pensato su molto, e forse era sincero. Ma in quel preciso istante ebbi come la sensazione che quel tipo, con quel sorriso abbastanza imbarazzato, stesse chiedendosi se quella cosa la desiderassi veramente, o magari l’avessi detta solo per saggiare la sua reazione. Così, lì al tavolo, mi sporsi un po’ in avanti, e ripetei tranquillamente:

“Ti andrebbe di fare sesso con me?”

Questa volta il tipo non sorrise. Tirò fuori dalla tasca il pacchetto di Pall Mall, e ne accese una. Stette in silenzio, a fumare per un po’. Sembrava che non avessimo più niente da dirci, lui ed io. Davvero. A un certo punto il tipo si alzò.

“Andiamo a casa tua?” mi chiese lentamente.

“Si, se ti va” gli risposi.

A dire la verità, l’idea mi frullava per la testa da parecchio tempo. Avevo più volte sentito il desiderio di farlo con un etero. Nicola, conosciuto qualche mese prima all’università, mi era sembrato il tipo giusto. Si vedeva lontano un miglio che non aveva mai sfiorato l’uccello di un altro, e neppure gli sarebbe passato per l’anticamera del cervello. E allora, perché sì questa volta?, gli chiesi appena mettemmo piede nella mia soffitta.

“Non so dirti” rispose, guardandosi intorno come se cercasse nella stanza delle conferme. “Forse perché mi ricordi qualcuna… O forse semplicemente perché mi è venuta voglia di farlo. Di avere un rapporto con un uomo.”

Per un po’ rimasi ad ascoltarlo in silenzio lì, uno di fianco all’altro, mentre mi raccontava di quanto questa fantasia lo tormentasse. Lui che si era chiavato tutte le fighe del suo paese, adesso voleva farlo con un uomo, voleva sentire cosa prova un uomo quando scopa e viene scopato da un uomo, e voleva farlo proprio con me.

Gli sorrisi. Poi mi diressi verso il cesso. Nicola mi seguì.

“Ma tu lo sei, o lo fai?” disse.

Mi si avvicinò che stavo pisciando. Slacciò la lampo dei jeans, tirò fuori l’uccello, e iniziò a pisciare anche lui.

“Tu cosa pensi?” risposi.

“No, è che mi sembri normale, da come ti comporti e ti atteggi…”

“Guarda che i gay non sono mica tutti checche, come nei film. Io non mi atteggio, semplicemente lo sono: come tu sei etero, io sono gay. Sono me stesso, per quanto mi riguarda, e non assumo ruoli: vivo con coerenza come sento di vivere” dissi lentamente.

“Non ti offendere… ma non so se sarò in grado di fare le tenerezze a un uomo.”

“Si, lo so. Tu vuoi solo sapere cosa si prova a fare sesso con un uomo.”

“Proprio così” disse. E le sue labbra si dischiusero in un largo sorriso.

Ci spogliammo, e andammo sotto la doccia. Bagno schiuma che colava, e mani che s’incrociavano sul corpo dell’altro. Carezze rubate sul sesso, tra le natiche, ma niente baci, solo sguardi negli occhi: i nostri accordi prevedevano che non ci saremmo mai baciati sulla bocca; questo andava oltre la sua soglia.

Dopo ci sdraiammo sul letto, completamente nudi, e per un po’ restammo lì, uno di fianco all’altro, senza parlare. A poco a poco il silenzio della stanza avvolgeva tutte le cose, e iniziavamo a sentirci protetti, avviluppati sotto le coperte. E i rumori fuori, della notte, cullavano e sostenevano le nostre fragili esistenze.

Sentivo il suo respiro entrarmi dentro lentamente, fin nel profondo. E come una dolce brezza estiva ridestava in me sensazioni ed emozioni che credevo perdute. Io ero lì nel letto con un uomo, e non ci stavo scopando. Non riuscivo a crederlo. Eravamo uno di fianco all’altro, i nostri corpi che si sfioravano, e io mi sentivo pervadere di struggimento, quasi adolescenziale, per quell’amico che mi piaceva sì, ma in un modo che avvertivo nuovo, un’attrazione mai provata prima. Era il semplice desiderio di stargli accanto che mi faceva star bene, mi faceva sentire appagato in un senso di gratitudine e di pienezza, senza l’ansia di quei momenti strippanti di sesso, di lacrime, di abbracci e poi separazioni, infedeltà, tradimenti…

In quell’istante, d’amore, provai la felicità di vivere la nostra finitezza come un valore che dava pace. Ma ora è tutto più difficile, pensai, quasi senza via di scampo. Nicola si sentirà   oppresso dalla sua scelta, ora non potrà più scappare. Potrà solo tacere o defilarsi.

“Non funzionerebbe” disse lui all’improvviso.

“Cosa?” risposi.

“Tra noi, non funzionerebbe” ripetè semplicemente.

Io rimasi zitto, però sorrisi, forse perché capii perfettamente quello che voleva dirmi in quel momento. Quindi lo lasciai proseguire.

“Vedersi sempre di nascosto, non potersi mostrare per quello che si è, questo essere costretti alla clandestinità… Non lo sopporterei!”

Nicola lo disse con grande sicurezza. Sembrava serio. Poi si chinò verso di me, quasi a sfiorarmi il viso con la bocca, e disse:

“Ti ammiro per questo, veramente.” E rimase lì sospeso per un attimo, a guardarmi.

Lo trovavo un ragazzo di grande dolcezza, simpatico e decisamente bello con quell’aria viva, il volto ben disegnato e la fossetta sul mento. Allora quel che feci, fu girarmi su un fianco dandogli la schiena. Mi sembrò che fosse questo che lui stesse aspettando da me. Un gesto che lo lasciasse libero di pensare, e decidere l’ultima mossa. Poi mi voltai appena verso di lui, e a bassa voce dissi:

“Sentiti libero di fare quello che vuoi, anche di far niente.”

Ci guardammo negli occhi, così da vicino. Poi lui, molto lentamente, si chinò su di me e appoggiò dolcemente le sue labbra sulle mie. E ci baciammo.

Adesso, quello che restava da fare non gli fu difficile. Lo fece. E fu bellissimo.

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