Paco è attratto dall’amico come un cane in calore. E come il migliore amico dell’uomo è disposto a rischiare d’istinto anche la vita pur di raggiungere il suo scopo. Troppo grande è l’ossessione per l’amico. Giorno dopo giorno gli è sempre più difficile resistere alla forza che lo sta lacerando dentro, che turba il normale stato delle cose e lo spinge in modo irreversibile verso l’altro.

L’altro è un ragazzone come lui. Stessa estrazione sociale, stessi interessi, stesso quartiere, stessa città. Di qualche mese più giovane però, e con un carattere più marcato. Perfino violento, a volte. Una violenza acquisita e imparata coi metodi della strada.

“Per difendersi e vendere cara la pelle” come dice spesso. Una personalità e un carattere talmente forti, comunque, che contrastano con quel volto d’angelo che si ritrova, anche se già segnato da anni di esperienza dura. Prepotenza e supremazia nella vita di gruppo ch’egli manifesta quotidianamente anche nei confronti di Paco, approfittando di lui attraverso un’azione di plagio perpetrata e continuata. Morale e fisica.

Paco gli era stato antipatico sin da subito e, appena conosciuto, l’aveva anche osteggiato, gli aveva reso la vita di quartiere difficile . Non che lui gli mettesse il bastone tra le ruote, nel suo cammino per inserirsi nel gruppo, questo no; ma non l’aveva aiutato per niente, non gli aveva parlato, né dato consigli. Insomma l’aveva lasciato in balia dei duri quel “vigliacco nato per essere una vittima”.
Però Paco non può assolutamente vivere senza l’altro. E l’altro ne è perfettamente consapevole. Addirittura si crogiola nei suoi panni di approfittatore. Ma Paco sembra proprio non rendersi conto di tutto questo. Non vuole sentirselo dire. E tutte le volte che la sorella cerca di farglielo capire, e di metterlo in guardia dai pericoli dell’altro, lui s’incazza. La maltratta e la manda a cagare “quella fichetta che non vuol farsi i cazzi suoi”, che non sa niente di tutta questa storia, che fa così solo perché è invidiosa. Perché lui, adesso, ce l’ha una persona a cui voler bene e “lei,invece, è li a sbattersi nella sua paranoia cronica di troietta mancata”.

***

Sembrerà strano ma Alex, questo è il nome dell’altro, in fondo gli vuole bene a quella “mezzasega di Paco”, come è solito definirlo. A modo suo, ma gli vuole bene. L’antipatia è svanita col tempo perché più Alex lo vedeva lottare per emergere, più Paco gli sembrava simpatico. Anche se, ultimamente, lo ammazzerebbe quando cerca di coinvolgerlo affettivamente con tutte quelle sue tirate di borsa.
Quando Paco fa così, quando gli si appiccica in quel modo morboso, ad Alex “sembra proprio un frocietto del cazzo”. E ad Alex, questa cosa, non gli va proprio a genio. O meglio, assecondandolo, teme di apparire anche lui “uno di quelli”. Perché lui sa che chi “è andato a letto con i froci si porta in giro una faccia che fa capire chiaramente quello ch’è successo”. Un’ombra, come quella che lui ha visto sin dall’inizio nello sguardo di Paco, “un’ombra che è il segno di una sconfitta, come se uno portasse un marchio d’inferiorità”, nello stesso modo con cui riesce a vedere e a riconoscere un cane bastonato.
E questa è l’ultima cosa che Alex vorrebbe che la gente vedesse stampato sulla sua faccia. Perché ad Alex, del giudizio della gente, importa molto. Oh… se importa molto!

Del giudizio della gente invece a Paco “frega proprio un cazzo”. Anzi, più la gente pensa male di lui e più lui è felice. “Significa che si sono accorti che esisto”, e questo lo fa sentire vivo. “Una consolazione del cazzo”, gli risponde a tono Alex per farlo sentire una merda. Ma Paco non se la prende. Alex può dirgli tutto quello che vuole: e di più! L’importante è che non tagli mai la corda, che non lo lasci mai solo. Che non lo mandi affanculo. Ecco, questo è Paco.

***

A volte a Paco viene da pensare che i momenti migliori della vita sono quando lui non fa assolutamente niente, quando se ne sta solo a rimuginare, a riflettere, e qualche volta a leggere. “Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia senso, ma non può essere che tutto sia così, perché vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli dà quasi un senso. Insomma, avete capito quello che intendo, no?”.

Adesso buttato sul letto, con la mano che si tocca dentro ai jeans, d’improvviso Paco ha come un’intuizione. Realizza finalmente la soluzione a tutti i suoi problemi. Una specie di presagio, di quelli che, come dicono, possono cambiarti la vita – se di vita si può parlare il suo perenne trascinarsi amorfo all’ombra di Alex. Avrebbe parlato chiaro all’amico, quella sera. Anche a costo di perderlo per sempre, lo avrebbe costretto alla corda. Così non può continuare.
“Paco – si dirà – se hai la capacità di amare, ama! Ma sii sempre cosciente della possibilità di una sconfitta totale, sia che la ragione di quella sconfitta ti sembri giusta o sbagliata. Un prematuro assaggio di morte non è necessariamente una brutta cosa. Prendila come viene. Le scelte di oggi possono essere la tua salvezza di domani”.

***

Così fa! Accade quello che avrebbe desiderato accadesse molto tempo prima. E dopo si meraviglia che tutto sia avvenuto così in fretta e con tanta semplicità. Roba da non crederci, dopo tutti i tiramenti di borsa e le paure di non fargliela. A volte le cose sono proprio come non sembrano, ecco tutto.
Come adesso che è lì nudo, disteso su quel letto, incredulo che l’amico lo stia palpando dappertutto con quelle mani enormi. È una sensazione unica, che non sa e non può descrivere. Quello che sente però in modo chiaro è il ritmo del suo cuore che batte all’unisono con quello dell’altro. Un ritmo sincronizzato che li sta nutrendo della stessa intensità di desiderio e di sesso.

La morbosità che li unisce avrebbe avuto finalmente la sua soddisfazione: lì nudi, su quel letto, in quella stanza. A Paco sembra che gli scoppi l’anima dal piacere di quel corpo che ha dovuto inseguire come un vascello in un mare “senza speranza di vedere alcuna spiaggia”. E come dopo ogni disperazione, anche lui diventa improvvisamente consapevole di quel corpo e risorge. Ora ha persino paura di sognare. Gli gira la testa. Ed è talmente invaghito dall’odore dell’amico, che vorrebbe spararselo in vena con tutta l’intensità del momento. Un momento che vorrebbe non finisse mai, e durasse invece fino a farlo schiattare per overdose.

***

Ma anche Alex sente ora crescergli dentro qualcosa di nuovo. Mai provato prima per l’amico. Non è la prima volta che Paco lo supplica, ora però – nel concedersi – Alex avverte qualcosa che “va oltre il fatto di avere accettato d’insozzare il proprio senso morale”; qualcosa di molto più grande che sublima la semplice voglia di accontentare se stesso e l’altro.

Inizialmente gli pare solo una sensazione istintiva, lo stato d’animo del momento, poi la sente invece crescergli dentro sempre più prepotentemente. E per la prima volta, proprio in questo lasciarsi andare alla forte sensazione di struggimento che lo pervade, avverte di desiderare il corpo dell’amico come si desidera solo quello della persona amata. Sente di provare un affetto profondo, quanto improvviso, per quel ragazzo che gli sta risucchiando via anche l’anima. Sente che sta iniziando qualcosa di grande e meraviglioso. Qualcosa di unico che non è in grado di controllare razionalmente, né di impedire. Ma cosa?

Da vero innamorato, la risposta la troverà solo più tardi in questi versi che l’amico gli legge adesso: “In ogni parte, malgrado tu fossi interamente ignudo o interamente coperto o interamente pazzo, io ti ho visto salire le colline della mia origine e non so da vero innamorato qual sono come tu faccia a conoscermi e chi ti abbia messo dentro di me. Quello che mi dici non ha importanza, nessuno dei due ascolta l’altro, perché i nostri richiami sono calati in un mondo dove viviamo solo io e te in compagnia di un amore che non discuterà mai nessuno perché a nessuno ne abbiamo parlato”.

“Io ti amo e vorrei che tu facessi altrettanto” gli confessa quindi Paco, sentendo di possederlo anche spiritualmente. E dopo averlo baciato, gli sussurrerà all’orecchio altri versi: “Vorrei che tu entrassi con le tue mani nella mia anima a sentire che il mio cuore pulsa in una sola direzione. La tua. Per sentire ciò che accade dentro di me hai bisogno soltanto di una tua manifestazione di carne, di entrarmi dentro per un secondo in modo che io possa sentirti mio, invece, attraverso i secoli”.

***

Per un attimo i loro sguardi s’incrociano. Alex adesso sorride. Un sorriso dolce, infinitamente dolce per un ragazzone poco avvezzo ai modi teneri. Allora a Paco manca quasi il respiro. Vorrebbe continuare a sussurrare versi a quella roccia umana che adesso lo sta guardando negli occhi con uno sguardo completamente nuovo, ma le parole gli si strozzano in gola. E più Alex lo stringe a sé, desideroso di raggiungerlo sin dentro l’anima, più lui lo implora con lo sguardo di farlo: “E allora io solo dopo che ti ho mangiato comincio a respirare, ma senza te non ho più respiro”.

E questo è Alex per Paco: “un grande respiro”. Perché malgrado Alex lo neghi, sa che Paco l’ha destinato ad essere eterno, che l’amico l’ha destinato a diventare cibo e sostanza dei suoi giorni.

NdR – Questo racconto è uno tra i primi scritti da Alois Braga. “Un racconto erratico nell’amore, di nostalgia e ossessione erosiva” come lo definisce lui stesso nel pubblicarlo su un sito di scrittura online tra i primi presenti su Internet.

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