Racconto di Guido Siragusa

Racconto contenuto nell’ebook [isnc]edizioni L’amore sbagliato – Racconti tra sedici anni e dintorni, Colas e Guido Siragusa, settembre 2014

Era da tempo che stava così, accovacciato di traverso sul letto, in quella posizione fetale. Sentiva anche freddo e, più avvertiva i brividi percorrergli la schiena come un’automobile in autostrada, più lui si stringeva con le braccia al corpo.

Era ancora vestito. Del resto era presto per mettersi nudo sotto le coperte. A lui piaceva ritagliarsi quei momenti di parentesi, senza senso e dai quali sapeva di non poter pretendere niente; dei momenti nei quali lui esisteva solo per quello che era e nei quali si trovava bene.

Quella domenica sera però, sentiva in cuor suo una strana smania prendergli lo stomaco. Come qualcuno gli avesse dato un pugno all’improvviso e, espandendosi, il dolore lo avvolgesse completamente. Una sensazione strana ma al tempo stesso reale, che tuttavia lui non riusciva a spiegarsi.

A un tratto avvertì uno squillo del cellulare. Poi altri due. Era il segnale. Sapeva che prima o poi sarebbe successo. In un certo senso era lì ad aspettarlo. Allora perché gli squilli lo fecero sobbalzare? Forse sperava in cuor suo che non sarebbe successo. Si abbracciò ancora più forte. Gli pareva perfino di sentire male, da tanto le braccia lo stringevano. Allentò la presa. Dopo poco, allungò a mo’ di gru il braccio destro verso il cellulare sulla moquette. Lo afferrò e digitò sulla tastiera per il tempo necessario. Sembrò farlo con molta calma.

«Sì, sono pronto» disse con un tono di voce quasi distaccato. Lasciò cadere il cellulare sulla moquette. Senza alzarsi dal letto, iniziò lentamente a svestirsi. Quello che stava facendo sembrava appartenere non al caso ma a un rituale collaudato. Mano a mano che lui si liberava dagli indumenti, la sua figura si risvegliava nel letto come una farfalla finalmente staccatasi dalla propria crisalide.

Nudo, era veramente bello. Di una bellezza timida, appena accennata, ma straordinaria in un ragazzo. Si rannicchiò di nuovo su se stesso. Chiuse gli occhi. Intanto la mano destra vagava sulle sue gambe, poi si intrufolò tra le cosce chiudendosi sul suo sesso. Rimase immobile così, ad aspettare.

All’improvviso, ecco entrare nella stanza una donna, non più giovane ma ancora molto attraente. C’era uno spazio lungo fra di loro, dalla porta al letto, e la figura della donna lo colmò felina, con eleganza. Gli occhi verdastri da gatta randagia, il volto dalla pelle bianchissima che la bocca rendeva maggiormente pieno di fascino, sembrarono felici ma anche stupiti di guardare il ragazzo.

Il ragazzo sembrava dormire un sonno profondo. A vederlo così, accovacciato di traverso sul letto, di uno splendore statuario, alla donna parve finalmente di rinascere. Parve di ritrovare l’energia e la vitalità di un tempo, anche le emozioni gettate nel dimenticatoio con il crescere degli anni. La donna si limitò semplicemente ad annotarla questa cosa, andandola a registrare nella directory della propria anima insieme ad anni e anni di ricordi memorizzati come tanti file scaduti. La donna si sedette sul bordo del letto e guardò la schiena nuda del ragazzo.

Lei rimase lì. Lui la lasciò fare. Anzi il ragazzo sembrava subire passivamente quegli sguardi nel suo immobilismo. Dalla pelle del collo gli sporgevano le vertebre, mentre le scapole erano come supporti di ali. Era sorpresa, la donna, da quanto piccole sembrassero ancora le sue ossa al tatto. Non era cambiato dall’ultima volta: soltanto i suoi capelli erano più corti. Lei li preferiva lunghi, ma era bellissimo anche così.

All’improvviso si limitò per un istante a ricordare le emozioni che aveva vissuto lì in quella stanza, che odorava di un aroma di legno e di fiori insieme, e per un istante ancora, né più lungo né inferiore al primo, le provò realmente. La donna, però, percepiva appieno che il ragazzo era perfettamente consa-pevole del fatto che di lì a poco sarebbe successo qualcosa di diverso. Ma a questo punto cosa avrebbe giovato sapere esattamente di che si trattava? A niente, pensò la donna, accarezzandogli piano il corpo nudo, dalla pelle liscia come avorio. E compiendo un vortice tutt’attorno, quasi come in un abbraccio, i pensieri si dileguarono disperdendosi nella stanza.

A un tratto il dubbio l’assalì: forse per il ragazzo, lei era solo un pensiero apparsogli in sogno che improvvisamente si dileguava al risveglio… La donna gli prese allora il viso tra le mani e gli si appoggiò cercando la dolcezza del contatto, il contatto più del desiderio.

«Sono qui per te…» gli sussurrò. Ora la luce debole della stanza le illuminava appena il viso, disegnandolo lievemente. Lo guardava negli occhi, ancora chiusi, e gli sfiorò la fronte con le labbra.

Dopo un po’ era come se il corpo del ragazzo si fosse di nuovo addormentato ma la sua mente no. La donna avvertiva in lui le giuste vibrazioni, in particolare gliele percepiva sul viso, mentre il resto del corpo sembrava giacere attraversato da un lontano formicolio. In quello stesso istante al ragazzo sembrò di avere il mare in faccia, sentì perfino il rumore delle onde che si schiantavano contro il viso, come se la pelle ne seguisse l’andamento. Per la prima volta egli avvertì un senso di smarrimento, quasi di paura. Ma la vicinanza della donna lo rassicurò. Lo avvertiva che nulla avrebbe potuto fargli del male, lei era lì ad aiutarlo.

Lei adesso comprese ch’egli era pronto per il viaggio e per un istante ha visto negli occhi aperti del ragazzo la sua volontà di andare oltre. Allora lo prese per mano e gli sorrise, mentre la luce li pervase completamente di azzurro e la trasparenza dei loro corpi diveniva sorprendente.

E il ragazzo si lasciò finalmente trasportare

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