Racconto di Moreno Paterlini

Racconto pubblicato la prima volta su isogninelcassetto.it il 26 Maggio 2005

«Sei felice?», mi domanda Max spingendomi con forza contro il muro del corridoio semibuio del Bart. Avvicina la bocca alla mia e mi bacia.
«Allora, sei felice?», insiste.
Vedo delle ombre muoversi dietro di noi lungo il corridoio, ma la testa mi gira troppo per riuscire a distinguerle.
«Non so», rispondo a fatica. «Sto bene direi…».
Respiro profondamente. Poi continuo: «E tu sei felice?».

A volte all’alba, quando mi butto sul letto decisamente troppo grande per una persona, penso a chi è stato con me tra quelle lenzuola.
Sono nudo sotto le coperte, Fabio indossa un paio di jeans sbiaditi ed una maglietta nera con la scritta raisin’ hell di un giallo intenso, quasi fastidioso.
Lui si avvicina al bordo del letto. So che ora mi bacierà. Sento già il sapore della sua bocca, in fondo abbiamo passato una bella serata insieme.
«C’è un piccione morto sul balcone», mi dice.
«Che?…». Non capisco, vedo le sue labbra muoversi.
«C’è un piccione morto sul balcone», ripete lui senza espressione.

«Mi sembri infelice». Questo dice mia madre una sera a cena mentre mi sforzo di mangiare qualcosa.
«Non è vero», le rispondo fissando in tv una televendita di pentole.
«Mi sembri infelice», insiste lei.
«Anche tu sembri infelice», le dico sperando che lasci perdere.
Lei lascia perdere.

«Andiamoci piano», sospira Max mentre lo accompagno a casa e segue con lo sguardo un barbone accovacciato su un cartone al bordo della strada.
«Si piano», rispondo io.
«Tu mi piaci…», fa lui. La sua voce sembra una cantilena. «Ma non so ancora quanto».
Sento un allarme suonare da qualche parte; ormai dovremmo essere arrivati al suo appartamento.
«Non dici nulla?». Max mi guarda.
Due ragazzi visibilmente ubriachi barcollano sul marciapiede. Per un attimo mi sembra di riconoscerne uno. Mi fermo sotto la palazzina di Max.
Affisso al muro del palazzo di fronte vedo un enorme manifesto con la scritta È quello che
sembra
. Non capisco il messaggio, ma ne ho un senso di fastidio.
«Non dici nulla?». Ora Max è visibilmente irritato.
«Sto bene», gli dico. E non rimetto in moto fino a quando lui non scompare dietro la porta del palazzo.

Proprietà letteraria riservata © 2005 [isnc]edizioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...