Racconto di Francesco Cocco

[Racconto Menzione Speciale al Premio Letterario Alois Braga, edizione 2005]

Il tempo non passava mai. Era seduto sotto quell’albero da ore ed ore. Iniziava ad annoiarsi. In ogni caso non aveva niente da fare. Tanto valeva stare là. La giornata era calda e questa era una buona motivazione per starsene in quel posto ad oziare.

Chissà perché aveva deciso di arrivare fino a là. Non si ricordava neanche dove avesse parcheggiato la macchina. Appena presa. Regalo dei suoi. Ormai anche loro si erano accorti che a ventitrè anni era diventato abbastanza adulto.

“Se avessi qua il cd player”, disse tra sé e sé. “Mi scordo sempre di portarlo”.

Chiuse gli occhi. Decise che avrebbe schiacciato un pisolino. Cercò di focalizzare la sua attenzione su qualcosa di specifico, un particolare pensiero. Lo faceva sempre prima di addormentarsi. Era il suo sonnifero personale. Ma per la prima volta in vita sua non riuscì a farlo. Si sorprese così tanto che aprì gli occhi. Rimase immobile per un po’, incerto sul da farsi. Poi decise di riprovare. Richiuse gli occhi. Centinaia di immagini gli affollarono la mente mescolandosi con differenti tonalità di voci e suoni. Ma non un solo nitido pensiero. Non uno.

Riaprì gli occhi. Si passo la mano nella fronte.Sudava.

“Be’… che mi succede? Cerca di rilassarti, sicuramente è un po di stress”.

Riprovò a chiudere gli occhi. E di nuovo le immagini, le voci e i suoni fecero capolino nella sua testa. Questa volta però in maniera molto più angosciante. Il cuore iniziò a battere più velocemente. Riaprì gliocchi.

Voleva soltanto dormicchiare. Niente di più. Solo staccare per un momento la spina e farsi cullare da quell’erbetta soffice e dall’albero così grande e paterno.

Possibile fosse tanto difficile? Mai avuti problemi di sonno, mai stato ansioso o stressato. Eppure in quel momento, dove tutto attorno a lui era calmo, non riusciva a trovare la quiete.

Stava quasi decidendo di andare via quando sentì una voce.

“Fede?”, disse un ragazzo apparso quasi dal nulla.

“Matteo… che ci fai qua?”, ripose Federico sorpreso.

“Ti stavo cercando dappettutto! Dove cazzo eri finito!”.

“Chi ti ha detto di venire a cercarmi?”, disse Federico quasi infastidito.

Ma in realtà non lo era, non lo era proprio per niente. Anzi, si sentiva quasi sollevato. Anche se non c’era motivo, la storia del non poter dormire l’aveva messo un po’ in agitazione.

“Ero solo preoccupato per te”, rispose Matteo, “e volevo parlarti…”

“Parlare di che?”, disse Federico sempre con quell’aria infastidita.

“Non so… di quello che vuoi… di te… delle cose che ti piacciono… che ti fanno stare bene”.

Federico lo guardò con aria perplessa.

“Matteo… stai bene?”

“Si… è tutto ok.”

“A me non sembra… vieni qua… inizi a parlarmi di cose strane… non so… ieri mica eri così… che cazzo ti è successo?”

“Niente… vorrei solo parlare un po’… dimmi che ti va…”

Federico rimase un attimo in silenzio.

“Ok”, disse.

In fondo quella giornata era stata bizzarra sin dall’inizio. Tanto valeva continuare su quella linea.

“Ok… parliamo… che mi vuoi dire?”

Matteo rimase un attimo in silenzio, poi iniziò: “Tu sei una persona veramente importante… per tanta gente… sei quello che io considero un elemento indispensabile… un po’ come l’aria o l’acqua.”

Federico non disse niente. Si limitò a guardare l’amico. Iniziava a preoccuparsi.

“La tua famiglia ti vuole bene… gli amici ti adorano… persino Roberto ha ammesso che tiene a te!”

“Roberto? Ma se ci odiamo da anni!”

“L’ha detto a me questa mattina”.

Ancora una volta Federico rimase in silenzio. Si guardò le mani. Sudavano. Era la prima volta che gli succedeva.

Matteo riprese a parlare.

“Ma la cosa che voglio dirti è che per me sei la persona più importante a questo mondo… e non riesco a immaginare la mia vita senza di te…”

Matteo iniziò a piangere.

Federico lo guardò con aria stupita.

Era la prima volta che lo vedeva piangere. Quante prime volte quel giorno.

“Matteo! Che stai a dire?”

“Ti prego…”, disse sempre tra le lacrime. “Tiprego… non lasciarmi… non lasciarci… torna… abbiamo bisogno di te… ho bisogno di te.”

“Matteo, io non…”

Federico era immobile di fronte all’amico che piangeva. Lo guardava e si accorse di quanto teneva a lui. Voleva abbracciarlo ma non trovava il coraggio di avvicinarsi.

Matteo riprese a parlare.

“Ti prego torna… sii forte… e torna… ho bisogno di te… usciremo assieme da questo incubo.”

Federico era nella più completa confusione, che cosa stava succedendo? Perché l’amico si era confidatoi n quel modo? Di quale incubo parlava? Non capiva, voleva solo abbracciare l’amico, ma non ci riusciva, perché non voleva, no anzi… non poteva. Oh cazzo, non poteva! Non riusciva più a muoversi.

“Fede… ce la puoi fare… torna da noi… ti prego… non perdere la voglia di vivere… non perdere il desiderio di stare con noi… pensa alle piccole cose che ti fanno star bene… una bella canzone… un film al cinema… una serata in discoteca… un abbraccio… un bacio… fare l’amore… pensa a tutto questo e non addormentarti…”

Non voleva addormentarsi… non poteva! Per fortuna. Ora iniziava a capire: voleva andare via da quel posto.

“Dove ho messo la macchina?”

Già, la macchina…chissà quanto si erano incazzati i suoi genitori, appena comprata.

Non ricordava niente, ma aveva una mezza idea di come era finito là… e non voleva rimanerci. Oh no! L’avrebbe fatto per la famiglia, per gli amici, per le belle canzoni e i bei film… ah sì! Anche per le serate in discoteca, ma soprattutto per Matteo, perché era stato l’unico, tra tutti quelli che lo stavano cercando, a trovarlo.

Federico chiuse gli occhi, ma non per addormentarsi.

***

Il dottore camminava a passi veloci per il freddo corridio dell’ospedale. Si avvicinò ad una donna bionda, bassa, sui cinquanta con due grandi borse sotto gli occhi.

Il dottore la guardò.

“Signora?“

“È morto, vero?”

Il dottore le sorrise.

“È uscito dal coma.”

La donna rimase immobile. Non riusciva a parlare. Poi iniziò a piangere. Senza urla o grida. Pianse di felicità.

Il dottore continuò.

“Ha anche parlato. Ha chiesto di vedere Matteo. Presumo sia un suo amico. Potrebbe contattarlo?”

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