Prologo tratto dall’ebook Aveva quasi smesso di piovere, Alois Braga, [isnc]edizioni, II edizione, gennaio 2016

Aveva quasi smesso di piovere è un racconto lungo a più movimenti che dà il titolo all’e-book – forse il migliore, certamente quello della maturità – in assoluto per noi il più significativo dello stile di Alois Braga: a volte tormentato e al limite della violenza espressiva, altre volte così puro e innocente da indurre alla compassione, nel significato buddista del termine. (Redazione [isnc]edizioni)

Aveva quasi smesso di piovere. E lui si sentiva il cuore in gola mentre percorreva, camminando senza fretta, le viuzze poco illuminate del centro. Si fermò a un angolo per accendere una sigaretta. Non sapeva se proseguire.

Esisteva ancora la possibilità seppur remota, si chiese tutt’a un tratto, che la situazione potesse tornare alla normalità? A dire il vero, sperava di cogliere il destino alla sprovvista. Si lasciava andare alle fantasticherie di questa follia. Non sapeva quali. Eppure si sentiva bene. Come non gli era mai successo. Lui, uomo un po’ blasé, che si portava appresso da tempo il germe di quella tristezza innata che lo immalinconiva ogni giorno di più. Dapprima con indulgenza, poi con fastidio, e in ultimo con quella certa disillusione che la vita finisce sempre col dare alle persone della sua età.

Erano da poco passate le sei del pomeriggio quando finalmente Piero arrivò sul portone della casa. Portava i soliti jeans e la solita giacca spiegazzata di velluto a coste di colore blu scuro. Non sapeva bene cosa gli stava per succedere. Né cosa avrebbe potuto fare per interrompere quella sensazione di incertezza che lo stava assalendo. Forse lo immaginava appena. O forse neppure. Però di una cosa lui era certo: non osava desiderare una parte più temeraria.

Richiamò il numero in memoria sul cellulare, senza pensare. Gli lasciò fare due squilli: era il segnale. Poco dopo sentì lo scattò della serratura del portone di fronte a sé. Rimase fermo lì accanto, un attimo o forse qualcosa di più, come a raccogliere i pensieri nella morsa di un vero e proprio dolore fisico. Poi di colpo scostò la porta con il piede destro ed entrò.

Tutto era iniziato una settimana prima. Piero rimase affascinato dall’idea. Del resto ci pensava da tempo, da qualcosa come tre lunghi mesi. Sarebbe stato un gesto liberatorio alla fine, un atto di sfida contro i propri rimpianti. Aveva deciso: da quel momento avrebbe desiderato solo rimorsi.

E pensò solo a se stesso e a quello che stava per succedergli, ridacchiando come un bambino sul punto di combinare una marachella. Dal canto suo, Piero non aveva del resto temuto per un solo istante che si sarebbe potuto tirare indietro, che all’ultimo minuto sarebbe potuto rimanere immobile, pietrificato, al palo di partenza. Forse perché era ancora ebbro delle numerose eccitazioni mentali che l’idea di poterlo finalmente fare aveva scatenato dentro di lui. O forse perché aveva semplicemente scorto l’opportunità che non si sarebbe ripresentata un’altra volta tanto facilmente.

Senza nemmeno farci caso, Piero salì in un lampo le scale arrivando all’ultimo piano. Sentiva crescergli dentro l’esaltazione di gradino in gradino. Per quanto poteva sembrargli strano a questo rialzo dell’adrenalina seguì tuttavia una tregua, un armistizio, che lo avrebbe aiutato ad affrontare la cosa in una prospettiva migliore. Se c’era, una prospettiva migliore!

Lui stava tradendo, dopo quindici anni di esistenza coniugale. Per la prima volta. Se ne rese davvero conto all’improvviso. Nel preciso istante in cui questa consapevolezza si trasformò in desiderio di trasgredire. Provò un dolore sordo, però. E si immobilizzò sulla soglia del pianerottolo con il fiato in gola.

Piero sapeva che la cosa sarebbe finita lì, che comunque non poteva continuare. E questo lo faceva star meglio. Tuttavia adesso, finalmente libero da tutte le remore che lo avevano incatenato per anni alla propria morale borghese del cazzo, Piero non si era mai sentito così vicino a detestarsi. Si detestava per aver imposto a se stesso un umiliante aut aut di cui non conosceva ancora l’esatta natura, ma che evocava già in lui ricordi di iniquità puerili.

Siamo tuttavia più spietati quando vediamo la nostra bassezza – si ricordò di aver letto da qualche parte – le nostre spregevoli ipocrisie riflesse in quelle dell’altro.

Il ragazzo, fermo sulla porta ad attenderlo, gli sorrise però. Non aveva la vanità eccessiva di chi fa marchette. Piero lo notò subito. Aveva invece qualcosa di irresistibile nel viso, un’aria sorprendente di gioventù. E questo gli ispirò una immediata passione. Un desiderio violento che aveva mai provato prima. E la paura che pervase Piero all’improvviso – una paura che non abbracciava soltanto la moglie, ma anche il proprio futuro su questo pianeta – in quel pianerottolo, all’ultimo piano di quel vecchio palazzo del centro, si mescolò a una euforia quasi incontrollabile.

E allora pensò: la moglie lo avrebbe forse perdonato?

Proprietà letteraria © 2005 [isnc]edizioni

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