Racconto di Marniko

Anteprima dall’ebook Un Attimo Figurato, Marniko, romanzo, [isnc]e-book – Ottobre 2014

Uno script per un corto mai realizzato e rimasto nel cassetto per anni, ecco il punto di partenza di questo romanzo. Un romanzo di formazione visto attraverso il ricordo del protagonista, un tratto di vita filtrato dall’età adulta dell’io narrante: due amici e la sorella di uno di questi, legati da un filo invisibile che piano piano prenderà sempre più corpo e permetterà loro di diventare adulti. Una storia di amore, amicizia e gelosia che affonda le proprie radici nel segreto di un passato dai contorni ineffabili e tragici.

Il camion prosegue indisturbato la sua corsa. Nico è disteso sul sedile del passeggero. Michele è al volante ormai da ore e spera che il socio gli dia il cambio quanto prima.

Per tutto quel tempo, però, non ha mai smesso di osservarlo. Lo vede zitto e pensoso, ma Michele è un tipo che si fa i fatti suoi e ha imparato a non parlare se non gli viene chiesto. Ma nutre affetto per quel ragazzone, gli vuole bene come a un figlio, e avverte che è diverso dal solito in questo viaggio, inizia a preoccuparsi e vorrebbe fare qualcosa. Adesso Michele si gira a guardarlo come se lo vedesse per la prima volta. Lo vede con gli occhi chiusi, capisce che è meglio così, e lo lascia riposare.

Nico ha sì gli occhi chiusi, ma è sveglio. E sente il respiro di Michele. Nico però è altrove. La sua mente è altrove. Infatti in questo preciso momento si vede fermo davanti all’ingresso della birreria nella quale Roy e lui andavano spesso anni addietro, come se quel qualcuno di prima avesse di nuovo ripreso a filmare la scena. Sente persino il rumore che fa la porta girevole mentre i denti gli battono dal freddo e avverte anche quei brividi, quella sensazione di umido che prova solo dalle sue parti nelle serate di nebbia. Ci entra quindi, in birreria.

Oltre la porta è subito avvolto dalla confusione ovattata e accogliente che c’è in un locale affollato di gente quando fuori la nebbia è cresciuta e il paesaggio notturno risulta irreale. Ragazze e ragazzi come ne ha visti tanti, lì dentro negli anni, i soliti e non, seduti ai tavoli o appoggiati al bancone, e più in là quelli attorno al bigliardo a tirare di stecca. C’è chi è venuto per fare cena fuori e spendere poco, chi perché servono una buona birra jamaicana abbastanza introvabile, chi semplicemente per stare in compagnia di amici. Ma se sei fortunato, ci puoi trovare anche qualche giovane bohémien che è lì a bere un buon bicchiere di Chardonnay e leggere un libro vicino all’angolo della stufa a legna in maiolica.

Nico vede tutto questo non frammentando la scena in diverse inquadrature ma come attraverso una lunga ripresa continua in profondità di campo, realizzando un piano sequenza dove la tensione e l’azione del ricordare si fa progressivamente sempre più reale, senza che un solo stacco di montaggio si intrometta mai tra il progredire della tensione e l’oggettiva continuità della sua durata. E nota particolari che non pensa neppure minimamente di avere salvato sull’hard-disk dei ricordi. Rimane a fissare quelle immagini, reali e fittizie al tempo stesso, mano a mano che si concretizzano davanti a sé, senza capire.

All’improvviso c’è uno stacco. Repentino. Veloce.
Lo vede. Vede Roy in disparte, dall’altra parte della sala, seduto al tavolo vicino alla vecchia stufa.
Nico si vede nel ricordo andargli incontro. Si vede in viso dribblare le persone stile Maradona ai tempi d’oro; vede Giusy sorridergli da dietro il bancone del bar e salutare mandando un bacio; si vede fermarsi un attimo a parlare con Mirko e Gabri e gli altri ragazzi della squadra di calcetto, ricambiare gli abbracci di alcune amiche di Clara. Poi sente il suo nome, lo sente amplificarsi dentro di sé, come un urlo fuori campo che sale, sale, sale…

– Nico! Nicoooo!

È Clara, si avvicina. Si abbracciano. Si baciano sulla bocca. Nel frattempo Roy alza la testa e li vede. Ha un attimo di fastidio. Nico se ne accorge. Si stacca dall’abbraccio di Clara, fa alcuni passi indietro. In quel momento tutti e due si girano all’unisono verso Roy, come attirati da un segnale in codice.

– Guarda, c’è Roy… – dice Clara.

Poi la sua figura si disgrega come quando in un film si chiude lo split-screen e se ne apre un altro.

A Nico infatti sembra proprio di essere al cinema, e guarda la proiezione senza avere la forza di reagire, fissando il parabrezza dell’abitacolo del camion come fosse il grande schermo del multisala dove va di solito.

– Cosa leggi di bello? – chiede Nico mettendosi a sedere.
– Sei in ritardo, cazzo! – dice Roy, senza alzare gli occhi dal libro.
– Dai, c’è sempre l’ultima proiezione…
– E per te la cosa finisce lì, eh?
– Cos’hai? – gli mugugna con un atteggiamento affatto condiscendente.
Roy alza lo sguardo puntandogli il dito contro.
– C’è che tu usi gli altri come cazzo ti pare e poi li butti via.
Nico gli afferra il polso.
– Togli ‘sto cazzo di dito!
Poi glielo stringe così forte che per un istante Roy ha l’impressione che glielo stia fratturando. Bestemmia per il dolore e la paura.
– Mi sono proprio rotto delle tue stronzate – aggiunge alla fine Nico, cattivo.

Ecco che i due protagonisti di questo film che è effetto d’immaginazione, nel riprendere nella mente di Nico schizzano di nuovo via dall’inquadratura con quel solito rumore amplificato di spostamento d’aria.

Sono fuori dalla birreria, avanzano affiancati e infreddoliti per gli stretti vicoli del centro storico. I loro passi rimbombano sotto i portici illuminati qua e là dalla debole luce giallastra dei lampioni che si riflette sul lastricato, lucido dall’umidità della nebbia. Visti dall’alto così, imbacuccati e con le mani in tasca chiuse a pugno, ora i due amici sono come un tutt’uno fermi sotto il cono di luce di quel lampione.

– Perché mi scopi? – chiede Roy di colpo – Perché sai, a volte mi chiedo se tu sia felice di farlo…

Se Nico avesse studiato latino troverebbe un senso nella frase lupus in fabula. Invece di lupi non ne sa nulla ma conosce benissimo Roy, che invece il latino l’ha per l’appunto studiato e non fa domande buttate là tanto per…

– Cazzo c’entra, si che lo sono – dice Nico, ma con un tono frettoloso e piatto che spinge Roy a insistere.
– Sai, Oscar Wilde chiamava l’amore carnale fra due uomini l’amore che non osa dire il suo nome.

Nico dice niente. I loro sguardi, però, si incrociano per un attimo. Allora Roy si affretta ad aggiungere:

– Nico, io ho bisogno di sapere tu da che parte stai.
– Clara lo sa? – chiede Nico, di nuovo con quel tono frettoloso e piatto di prima.

Ma non aspetta la risposta e, malcelando un leggero senso di fastidio, rilancia.

– E poi, aspetta un attimo, cazzo significa che hai bisogno di sapere da che parte sto?

Roy non risponde, subito. Allora è ancora l’altro a alzare la posta in gioco ma senza alcuna spavalderia questa volta, con un tono di voce appena un poco più basso. Deglutisce cercando di non tradire emozione.

– Okay, mi piace farmi tua sorella… si ma ora… è che mi piace scopare anche con te… quello che provo… no, è che non voglio parlarne… si ma ora quello che provo per te è unico e non me lo so… si, insomma va oltre ogni ragionevole spiegazione.
– Oltre ogni ragionevole spiegazione? Cazzo c’è da spiegare in una relazione se non il modo d’essere dell’uno rispetto all’altro? E il tuo atteggiamento nei miei confronti è ambiguo… lo capisci, Nico?

C’è un’apprensione quasi impercettibile nella voce di Roy ma ben più pesante nel suo sguardo. Quello sguardo che non chiede sconti, né tregue, quello sguardo che Nico gli ha visto altre volte e ha imparato a riconoscere e sa che preannuncia niente di buono. Ora quello sguardo assume però un significato diverso e lì, in quell’attimo preciso in cui l’altro gli dice quelle cose mettendolo di fronte a una risposta che implica una scelta, una sola e quella, Nico sa di non poter mentire e sottrarsi dal rispondergli.

Si morde il labbro Nico, allora. E tace. Però ha uno sbuffo interiore di tenerezza, e credetemi non è poco per un ragazzone della sua specie. Abbraccia l’amico, attirandolo a sé. Roy lo lascia fare, e gli appoggia il capo su una spalla. Se qualcuno passasse di là, a quell’ora della notte, e li vedesse così da lontano nella nebbia, loro due sembrerebbero proprio una coppia di innamorati in vena di effusioni.

– Nico, voglio dire che io ti desidero nello stesso modo col quale Clara desidera te, in quello stesso modo col quale un ragazzo ama una ragazza. Ho bisogno di altri uguali a me, di altri che riescono a condividere le mie stesse emozioni, i miei stessi impulsi.

Nico adesso fa esattamente quello che farebbe se ci fosse Clara al posto di Roy. Gli alza il viso mettendogli due dita sotto il mento.

– Vieni, andiamo su da me – gli sussurra all’orecchio.

Ecco che nella mente di Nico l’inquadratura si allarga: adesso loro due sono fermi davanti al portone di casa, i piedi piantati sull’asfalto bagnato dall’umidità di quella notte gelida e invasa dalla nebbia giallastra. Poi Nico vede la sua mano infilare la chiave nella serratura, entrambi oltrepassare la soglia, infine il portone che si chiude alle loro spalle producendo il solito rumore amplificato di spostamento d’aria. Finché nella sua mente tutto si dissolve a nero.

Proprietà letteraria © 2014 [isnc]edizioni
Tutti i diritti riservati © Marniko

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