Racconto di Alois Braga

Capitolo tratto dall’ebook Mirko, Alois Braga, [isnc]edizioni, settembre 2014

Mirko è un diciannovenne che racconta attraverso il flashback la conquista della propria libertà sessuale. Emozioni balenate, proiettate a tratti sul proprio stile di vita trasgressivo, di un ragazzo che decide di prostituirsi per il gusto di farlo. Ma il protagonista deve fare i conti anche con l’ossessione del fratello… Un racconto a più movimenti che ha il suono speciale e il colore della malinconia, quella però che scava dentro provocando l’azione erosiva dei sentimenti. (Redazione [isnc]edizioni)

Pioveva quando Sebastiano si mosse dalla casa della ragazza. Diede un’occhiata all’orologio: erano le tre e mezzo del mattino. Salì in macchina, accese il motore e rimase lì un attimo, a guardare oltre il parabrezza come la pioggia era diventata fitta e impetuosa. Quando scopava con qualcuno, poi detestava dormirci insieme. Era ridicolo, ma era più forte di lui e doveva andarsene.

Tutt’a un tratto, ovattato dalla pioggia che immergeva lui e la macchina in un rumore crosciante, Sebastiano pensò che farsi una tipa che conosci appena è come viaggiare: c’è sempre qualcosa che si perde per strada. Pensò che avrebbe dovuto smetterla, che non voleva più finire sempre da qualche parte, che gli sarebbe piaciuto stare fermo per sempre, immobile, appoggiato a quel volante, sotto il rumore assordante della pioggia. Ricordò l’espressione tenera del fratello, pensò a quello che gli disse la notte precedente: Ti farò morire in un modo bellissimo. Tanto che, poco dopo, sentì salirgli dentro una tensione che non gli piaceva. La conosceva bene e per questo non gli piaceva. Era quella vecchia sensazione di disfatta, quel giocare d’azzardo. E stare lì a misurare la tensione aumentava la sua ambiguità in modo esponenziale, mistificando le emozioni per vere. Ma sono vere, cazzo! Però dipendeva dall’accettare la propria ambiguità s’egli quella notte avrebbe potuto dormire di nuovo tra le braccia del fratello e l’indomani svegliarsi accanto a quel corpo, senza il quale il tempo si fermava per una immobilità insopportabile.

Mirko era il corpo. Non sapeva se erano secoli, anni, o se lo aveva lasciato da appena un minuto: quello che sapeva con certezza era che quel corpo lo sentì opprimerlo come di un bene perduto. Lui aveva bisogno di quel corpo come si ha bisogno dell’aria per respirare, del cibo per vivere e più gli era lontano e più ne subiva la bellezza. Di colpo gli sembrò di stare in macchina, fermo da una vita. Confrontò l’orologio da polso con quello digitale sul cruscotto. Mise in moto. Stette ancora un po’ lì, poi girò lo sterzo e sgommò via.

Mirko sembrava far parte di una scenografia rinascimentale, così disteso nel suo letto, nudo, con le braccia penzoloni lungo i fianchi, le gambe divaricate e i piedi rivolti verso l’alto. Gli occhi chiusi, il viso rilassato, avrebbe potuto appartenere per davvero a un bozzetto pittorico, se non fosse stato per l’altra figura, anch’essa nuda, che giù in fondo al letto abbracciava la parte inferiore del suo corpo e muoveva la testa in modo inequivocabile. La sensazione che Mirko avvertiva era piacevole, anche se non arrivava al cervello. Restava bloccata là, a ciò che Christian stava facendo. Per un attimo aprì gli occhi appena, e guardò l’amico poco più sotto. Non riusciva ad immaginare cosa avesse riportato lì quel professore universitario di quarant’anni, sposato e con due bambini. E’ bastata sola una telefonata per spingerli di nuovo a letto insieme? La bellezza delle emozioni è che ci fanno smarrire, pensò. Del perché fosse successo di nuovo, e proprio quella sera dopo un tempo discretamente lungo, Mirko non se lo era chiesto, né s’era guardato bene di domandarlo all’altro; forse non gli importava sapere, gli interessava sentirsi coccolato, amato, protetto. E quel professore di filosofia aveva nei suoi confronti una dolcezza davvero straordinaria. E poi, non voleva rischiare di finire a parlare di Basti anche con lui.

Tuttavia Mirko non riuscì a liberare la mente. Gli piaceva, era meraviglioso quello che lui stava provando lì con il professore; sentiva di essere amato davvero e aveva la netta sensazione che quello che Christian stava facendo fosse l’unica cosa che gli importasse veramente. Ma non riusciva ad abbandonarsi a quelle sensazioni, completamente. Anche s’era stanco di stare in guardia, di cercare ogni volta il comportamento idoneo al raggiungimento del suo scopo. Aveva la mente troppo affollata. Però le labbra di Christian che gli scorrevano sul pene e la lingua che andava su e giù infilandosi ovunque… Beh, quello era davvero reale!

Il professore continuava a fare del suo meglio. Era troppo coinvolto sessualmente con quel ragazzo, per non desiderarlo. Pensò ch’era molto tempo che non lo facevano. Alla fine non riusciva ad abituarsi alla sua assenza. Mirko era meraviglioso, e così dolce. Essere qui con quel ragazzo, questo loro stare insieme, questa sensazione meravigliosa, questo appartenere l’uno all’altro, questo sapore dolce, dolcissimo, che gli saliva dentro invadendogli completamente la mente. Così continuò a muoversi in su e in giù, aumentando il ritmo, con le labbra ben salde al sesso di Mirko.

All’improvviso il professore diresse la propria attenzione fuori della stanza. E la mente andò a quel giorno, non molto tempo prima. Vide Mirko alla luce di quel lampione, una sera di giugno inoltrato, quando un caldo estivo si era già impadronito della città. Mirko era bellissimo nel suo travestimento abituale. Non capì subito, Christian, quanto quel corpo di ragazzo dentro quell’abito femminile avrebbe potuto sconvolgere la sua vita. Era rimasto lì, lo spazio di un minuto, catturato dalla luce degli occhi di Mirko e due ore dopo si era ritrovato nel bel mezzo della notte a fare sesso nel letto di quel ragazzo, in un appartamento che gli sarebbe diventato famigliare. E mentre si abbandonava allora, come adesso, in preda a deliri sconvolgenti, ipnotizzato, come prigioniero del suo inconscio, l’unica idea che lo tormentava davvero, rendendolo quasi idrofobo, era la sua condanna senza appello che lui sentiva reale, tangibile, e proprio per questo irrimediabilmente inevitabile. Ma amava quel ragazzo, scioccato dalla bellezza di quel corpo che eccitava la sua fantasia, distruggeva il suo mimetismo. Lo amava davvero, e ne era talmente rapito da mettere in gioco completamente la propria esistenza. Aveva sentito qualcosa emanare da lui, a cui non riusciva a sottrarsi. Per un attimo ebbe la strana sensazione di trovarsi accanto a un clone di lui ragazzo. Quella sensazione travolgente che ci coglie quando arriviamo in un posto che conosciamo bene, dopo essere stati a lungo lontani. Mirko era così per il professore. Familiare ed estraneo. Ma lui non poteva farne senza. Lo amava a cuore aperto…

E in quel preciso istante Mirko sentì un orgasmo devastante dentro di sé. Era meraviglioso. E così dolce. Era la cosa più dolce che avesse mai sentito. E non c’erano parole per descriverlo.

Proprietà letteraria © 2014 [isnc]edizioni

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