Prologo tratto dall’ebook Mirko, Alois Braga, [isnc]edizioni, settembre 2014

Mirko è un diciannovenne che racconta attraverso il flashback la conquista della propria libertà sessuale. Emozioni balenate, proiettate a tratti sul proprio stile di vita trasgressivo, di un ragazzo che decide di prostituirsi per il gusto di farlo. Ma il protagonista deve fare i conti anche con l’ossessione del fratello… Un racconto a più movimenti che ha il suono speciale e il colore della malinconia, quella però che scava dentro provocando l’azione erosiva dei sentimenti. (Redazione [isnc]edizioni)

Quando il telefono iniziò a squillare per la prima volta, nella stanza non c’era nessun altro. Quei due erano già usciti. C’era solo lui, steso sul pavimento tra avanzi di cibo e piatti di carta, contenitori di cartone per pizze strappati e macchiati di salsa di pomodoro, bottiglie semivuote, bicchieri di plastica accartocciati e buttati ovunque. Rannicchiato sulla moquette rossofuoco, tra il divano e il tavolino al centro della stanza, lui era nudo come un verme: aveva il sangue al naso, il labbro inferiore spaccato e gli occhi gonfi. Riuscì a tirarsi su a fatica appoggiandosi con le braccia ai bordi del tavolino; quindi afferrò il cordless.

– Pronto… – sussurrò appena.
– Mirko attento… – disse la voce maschile dall’altra parte del telefono, – se ti scappa detto, ti facciamo fuori! – E riattaccò.

Mirko si guardò un attimo attorno, e lasciò cadere a terra il cordless: gli mancava il respiro e un nodo gli saliva piano ma deciso su per la gola. Aveva lo sguardo spaventato, di chi era alla ricerca nella stanza di qualcosa che solo lui conosceva e doveva assolutamente trovare. La testa gli faceva male, ma ancora di più gli procuravano dolore le cose che gli si intrecciavano dentro. Mirko si era indurito ai colpi della vita, ma era ancora troppo fragile a certi urti.

Si passò le mani tra i capelli sudati, tirò su con il naso qualcosa misto a sangue, contrasse le labbra incredibilmente sottili e sanguinanti. Non c’era niente da dire, non c’era niente da spiegare e forse era giusto così, aveva avuto quello che voleva; no, non c’era proprio più niente da aggiungere, era orrendo ma era così, faceva parte del gioco. E ben presto gli fu chiaro che era tutto finito.

Quando il telefono iniziò a squillare per la seconda volta, Mirko era già in doccia. E non poteva sentirlo. Aveva la testa sotto il getto d’acqua bollente. Aveva bisogno di stare così, sospeso tra finzione e realtà, in una sorte di paralisi momentanea per dimenticare quello che era successo. Si sentiva però un lottatore che ha paura; poi, man mano che dirigeva sul corpo gli spruzzi d’acqua era come se sentisse l’angoscia uscirgli fuori dal di dentro e scivolare via sulla pelle, fin giù nello scarico della doccia. Più tardi Mirko farà un mezzo sorriso triste, come se provasse dispiacere nel vedersi riflesso nello specchio appannato: uno spasmo di incredulità improvvisa gli percorrerà tutto il corpo.

Si vedrà più fragile del solito, in quel bagno saturo di vapore: un ragazzo di appena diciannove anni, con un viso incredibilmente pallido e una testa di capelli corvini e lunghi piena di immaginazioni. Il suo corpo aveva reagito bene, però. Si toccò il petto, la pancia; nonostante i lividi e quei dolori ai muscoli il corpo aveva reagito bene: non era andato in pezzi. Allora chiuderà gli occhi. Ripenserà a quella prima volta.

Quella prima volta accadde senza preavviso, come succede solo per le cose importanti. Qualche mese prima. Era alla fine del liceo e faceva un caldo insopportabile. Insieme all’afa di quella estate metropolitana che si preannunciava alquanto torrida, Mirko avevala sensazione che tutto si stesse fermando attorno a lui. Una sensazione indescrivibile. Quella che prova solo chi sente di non poter sfuggire in alcun modo al proprio destino. Aveva bisogno di amare. Un disperato bisogno di amare, ma a modo suo. Ed era proprio l’idea del suo modo di amare che gli dava coraggio; quel coraggio che credeva non sarebbe mai arrivato e che invece gli permise di raggiungere, a fatica, quella identità di cui aveva tanto bisogno. Negli ultimi anni si era chiesto un sacco di volte se, al momento fatidico, sarebbe stato capace di andare fino in fondo, se non sarebbe scappato via e se il suo corpo e la sua mente avrebbero saputo accettare quella cosa… Ricorda che quella sera decise che lo avrebbe fatto. A tutti i costi e accettandone le conseguenze. Lo desiderava troppo, per rimandare la decisione oltre. Quella volta c’era riuscito. Era soddisfatto di se stesso. Aveva raggiunto la certezza. Allora, si limitò a sorridere.

Così Mirko si trovò a suo agio in quegli abiti femminili, seduto sullo sgabello vicino al bancone di quel piano bar. Con quel corpo adatto a fare sesso, con un cervello diverso, era un’altra persona: avrebbe potuto attirare folle di uomini, avrebbe potuto fare un mucchio di soldi, ma soprattutto avrebbe potuto amare i piaceri della carne. Radioso, sensuale, lui si accese una sigaretta osservandosi nello specchio dietro le bottiglie. E si sentì quasi felice, la femmina che tutti desiderano.
Più tardi, in quella macchina, gli sembrò perfino di impazzire nel sentire la mano dell’uomo che si infilava sotto le sue mutandine di pizzo nere e si muoveva in mezzo alle gambe con una sconosciuta abilità mentre lui tratteneva il respiro. Da allora capitò spesso, e con uomini sempre diversi, e poi ancora e ancora. Ma la vita si sa, con una mano dà e con l’altra toglie; ed è sconfortante come continua a peggiorare man mano si va avanti. Verso una abnegazione suprema.

– Basta, smettila! – disse osservandosi allo specchio.
E scacciò via le immagini che gli s’impigliavano nella mente.
Si lavò i denti, si asciugò i capelli e si vestì in fretta.

Un’ora più tardi Mirko era di nuovo là, al suo posto. Lungo il viale era già notte e faceva freddo: c’era rumore di traffico, lampioni e fari di macchine che rallentavano per lui. Solo per lui.

Proprietà letteraria © 2014 [isnc]edizioni

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